CNA contro i brevetti software

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La CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) prende una dura posizione contro i brevetti software.

La lettera di CNA Comunicazione.

AI REFERENTI DI CNA COMUNICAZIONE E DEL TERZIARIO AVANZATO – Loro sedi

E P.C – ALLA PRESIDENZA NAZIONALE DI CNA COMUNICAZIONE – AL COORDINAMENTO NAZIONALE ICT – ALLA DIVISIONE ECONOMICA CNA NAZIONALE

QUESTO MESSAGGIO RIGUARDA INTERESSI VITALI DI TUTTI GLI OPERATORI DEL SETTORE ICT: VI INVITIAMO A DIFFONDERLO PRESSO TUTTI GLI ASSOCIATI DEL SETTORE , INVITANDOLI A FARLO GIRARE PRESSO I PROPRI COLLEGHI

Roma, 25 maggio 2005

Cari colleghi,

nei giorni scorsi l’intera comunità ICT italiana è stata raggiunta per email da vari appelli, tra cui : – un appello alla comunità italiana del ICT – un manifesto della PMI sulla brevettabilità del software

Per quanto riguarda tale manifesto, che intende raccogliere firme a sostegno della direttiva europea per la brevettabilità del software, che a luglio andrà in discussione direttamente al Parlamento Europeo, malgrado l’appello del Parlamento a rivedere e modificare la direttiva (come sostenuto anche da noi e da UEAPME), fermo restando che ognuno ha diritto di esprimere le proprie opinioni, è tuttavia bene che lo faccia dichiarando esattamente chi è e non spacciandosi per qualcun’altro. Il titolo del manifesto è infatti fuorviante: costoro non rappresentano le PMI. Abbiamo già informato UEAPME, che ha una posizione esattamente opposta, e chiesto di diffidarli legalmente dal dichiarare quello che non é.

CNA Comunicazione e la grandissima maggiornaza dei nostri associati del terziario avanzato si riconoscono invece nelle posizioni espresse più volte da UEAPME, contraria alla BREVETTABLITA’ DEL SOFTWARE, e nei contenuti della mozione Brevetti software: 1-00321, primo firmatario, sen. Cortiana (Verdi), sottoscritta da un centinaio di senatori appartenenti a tutti i Gruppi politici, che impegna il Governo a sostenere in sede europea la non brevettabilità del software. (vedi allegato)

Riportiamo comunque per correttezza in fondo al messaggio il testo del cosiddetto manifesto, che è stato veicolato in rete, ribadendo che ci riconosciamo invece nelle dichiarazioni dell’UEAPME e nella mozione di cui sopra, e quello dell’appello alla comunità ICT.

Per quanto concerne l’appello agli operatori ICT, (anche questo per correttezza riportato in fondo al messaggio), è privo sia attendibilità, vista la fonte, sia di elementi che arricchiscano il dibattito in essere, e sembra più un sintomo ed un espediente della preoccupazione delle lobby interessate che, forse, non sono così sicure del risultato favorevole della prossima votazione in sede europea.

L’appello annuncia infatti le posizioni espresse dall’EICTA – Membri: Alcatel, Apple, Blaupunkt, Bull, Canon, Cisco, Dell, Epson, Ericsson, FUJITSU,HP, IBM, Intell, Microsoft …..per l’Italia Assinform-Confindustria. L’appello è quindi sostenuto non dalle PMI, ma da enti che nulla hanno a che vedere con le società ed i professionisti che operano nel settore ICT, e che rappresentano, invece, pesanti e precisi interessi economici a livello di grandi gruppi internazionali. La posizione dell’EICTA è stata trasmessa attraverso la rete dagli stessi operatori che hanno proposto il manifesto, a molti imprenditori e professionisti del settore, anche nostri associati.

Ciò premesso, nel merito, facciamo le seguenti osservazioni:

PRIMO: possiamo ritenere che due dei punti centrali della direttiva siano i seguenti: “Per quanto riguarda la questione di quali invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici possano considerarsi di “carattere tecnico”, la conclusione che si può trarre dalla recente causa Controlling pension benefits system20 è che tutti i programmi funzionanti su un elaboratore sono per definizione tecnici (perché un elaboratore è una macchina) e possono quindi essere considerati una “invenzione”..Considerazioni analoghe sono state applicate dalla commissione di ricorso dell’UEB ad altre categorie escluse “in quanto tali” dalla brevettabilità dall’articolo 52, paragrafo 2, per esempio i “metodi per attività commerciali”, le “presentazione d’informazione”, o le “creazioni estetiche”. Ciò significa che le invenzioni che rientrano in queste categorie sono considerate anch’esse brevettabili se presentano un carattere tecnico.”

“Quindi, un algoritmo considerato come un’entità teorica isolata dal contesto di un ambiente fisico, e di cui è impossibile, di conseguenza, inferire gli effetti, ha un carattere intrinsecamente non tecnico e non può quindi essere considerato un’invenzione brevettabile.”

La direttiva compie una netta suddivisione confermando la non brevettabilità degli algoritmi ma, in contraddizione con la normativa europea ed italiana vigente, ammette in modo esplicito la brevettabilità del software perché “è per definizione tecnico”.

Quindi l’affermazione contenuta nell’appello dell’EICTA che ” la brevettabilità delle CII (COMPUTER IMPLEMENTED INVENTIONS, Invenzioni ottenute attraveso l’uso del computer)è altra cosa rispetto alla brevettabilità del software.” E’ FALSA.

SECONDO: osservazioni sul contenuto dell’appello

“Le CII comprenderanno ad esempio i telefoni cellulari e le centrali telefoniche, i televisori, i lettori DVD, le auto (ad esempio limpianto frenante elettronico, la gestione del motore, gli airbag, la navigazione), gli impianti di controllo del traffico, le lavatrici, le cucine, gli impianti antifurto, le strumentazioni mediche e le apparecchiature diagnostiche (ad esempio gli apparecchi a raggi X, gli scanner MRI) e le fotocamere digitali. “

Tutte le apparecchiature citate rientrano totalmente nell’ambito dell’applicazione dei brevetti industriali e nulla o quasi nulla hanno a che fare con le CII (computer implemented invention), riteniamo quindi che l’appello confonda volutamente?) gli argomenti.

TERZO: “Fino ad ora pochi individui hanno monopolizzato il dibattito diffondendo miti e visioni deliberatamente errate”.

Stupefacente. La stessa direttiva si basa su studi ed analisi che indicavano una direzione che poi la direttiva ha deciso di non seguire, il parlamento Europeo ha già in prima lettura bocciato la direttiva stessa, decine di università, associazioni (tra cui la nostra e l’UEAPME) , un centinaio di deputati e senatori solo in Italia hanno fatto pressioni sul Governo perché respingesse la direttiva (vedi ancora allegato documento in proposito) , è incredibile che vengano usate affermazioni del genere.

QUARTO: Il messaggio dell’EICTA contiene, invece, alcuni aspetti che vanno ripresi:

A) E’ fondamentale che la comunità ICT in Italia, formata da migliaia di piccole e medie realtà, presa coscienza che la brevettabilità in ambito Informatico può divenire un’arma con la quale le multinazionali del settore, possono, nel prossimo futuro, strangolare economicamente il settore, partecipi attivamente, premendo a tutti i livelli sul Governo e sul Parlamento Europeo affinché la direttiva venga bocciata.

B) E’ vero che se la direttiva è fatta per favorire gli interessi dei grandi gruppi a discapito del mercato è anche vero che le piccole, le medie aziende ed i professionisti hanno bisogno di normative applicabili ed applicate che aiutino l’evoluzione e l’innovazione del settore.Abbiamo bisogno di norme ma non di queste norme.

C) E’ necessario, quindi, bloccare la direttiva, ma contemporaneamente proporre al Governo ed ai parlamentari delle norme alternative che tutelino realmente le specificità del mercato Italiano ed Europeo.

Assicurandovi che continueremo a tenervi informati sugli sviluppi della vicenda, inviamo cordiali saluti.

Giuseppe Scozzi, CNA Comunicazione, Segretario

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