Al Ministro per le attività produttive, Antonio MARZANO Al Ministro per l'innovazione e le tecnologie, Lucio STANCA Egregio signor Ministro, Sono un operatore del settore informatico, dipendente della pubblica amministrazione. L'attuale Governo sta portando avanti un lodevole lavoro di modernizzazione della pubblica amministrazione. Le tecnologie informatiche svolgono un ruolo fondamentale in questo processo. L'introduzione della firma digitale, le direttive sull'accessibilità dei siti Web, le proposte per l'introduzione del software open source e sull'uso dei formati di dati aperti, gli interventi per la riduzione del digital divide e per la diffusione della banda larga, l'insegnamento dell'informatica sin dalle scuole primarie sono solo alcuni degli strumenti indispensabili per la costruzione della Società dell'informazione. Tuttavia, gran parte di questo lavoro potrebbe essere compromesso o vanificato. Il prossimo 17 maggio il Consiglio Competitività, Mercato Interno, Industria e Ricerca dell'Unione Europea sarà chiamato a decidere su una direttiva riguardante i brevetti sulle tecnologie informatiche. Il Parlamento Europeo lo scorso 24 settembre, accogliendo le proposte provenienti da tutti i gruppi politici, ha introdotto importanti emendamenti che limitano la brevettabilità alle sole invenzioni o apparecchi fisici che utilizzano del software, ma non la estende al software stesso, riconoscendo come lo strumento legale più idoneo per tutelare quest'ultimo sia il diritto d'autore. Il nuovo testo proposto dalla Presidenza irlandese propone invece di rigettare gran parte degli emendamenti introdotti dal Parlamento Europeo: al loro posto viene reintrodotto il linguaggio vago che caratterizzava le prime versioni della proposta, consentendo la brevettabilità diretta dei programmi per elaboratore - comprese le idee astratte ed i principi matematici teorici che ne stanno alla base - delle strutture dati, dei protocolli di comunicazione e delle descrizioni di processo. Ciò significa estendere l'istituto brevettuale ben oltre le forme e gli scopi che lo caratterizzano. La maggior parte delle imprese informatiche italiane sono piccole o medie. Tali imprese quasi mai riescono a sopportare le spese che derivano da una causa legale incentrata sui brevetti. Di fatto il risultato è di farle chiudere. Qualcuno potrebbe pensare: "Potranno brevettare anche loro le loro tecnologie". Molto, molto difficile. Depositare un brevetto è decisamente complesso e costoso, ma soprattutto è molto lungo e costoso sostenere le azioni legali che permettono nella pratica di ottenerne un ritorno economico. In pratica solo le grandissime imprese riescono ad ottenere e mantenere un cospicuo numero di brevetti - perlomeno nel campo del software. Accettare questa proposta significherebbe rafforzare le attuali posizioni dominanti, consegnando l'intero mercato informatico nelle mani di pochissimi attori, per di più quasi tutti extraeuropei, con grave danno alla libera concorrenza. La nocività del sistema brevettuale nel campo del software è stata analizzata scientificamente dal MIT, il Massachusetts Institue of Technology. In uno studio del 2003, i suoi ricercatori hanno concluso che più una società detiene brevetti software, meno investe in ricerca e sviluppo. In effetti, negli Stati Uniti vi sono pressioni da più parti per chiedere la revisione della legislazione sui brevetti software. Quando penso ai programmi e alle tecnologie informatiche che io e i miei colleghi utilizziamo quotidianamente per lavorare (dalle tecnologie crittografiche utilizzate per la firma digitale ai formati per l'interscambio dei dati), mi rendo conto che ben pochi di essi potrebbero esistere se la pratica di brevettare il software fosse stata comune negli anni appena trascorsi. Analogamente, avrei molte più difficoltà nello svolgere il mio lavoro di sviluppatore di software. Un qualsiasi programma - anche il più semplice - può infrangere decine di brevetti di cui l'autore non conosce nemmeno l'esistenza ma per la violazione dei quali può essere citato in giudizio. Alcuni di questi brevetti coprono procedure così banali o ampiamente conosciute che è impossibile scrivere programmi che non li violino, perché essi sono stati concessi in maniera troppo generica oppure perché sono parte di standard di comunicazione internazionalmente riconosciuti. Per queste ragioni La prego di fare il possibile per invertire questa allarmante tendenza. Il voto dei rappresentanti italiani nel Consiglio dei Ministri UE sarà determinante: è fondamentale che il Consiglio faccia propri tutti gli emendamenti approvati dal Parlamento Europeo il 24 settembre. Sicuro della Sua sensibilità su questa materia, La saluto cordialmente e resto a Sua disposizione per eventuali approfondimenti. Cortazzone (ASTI), 11 maggio 2004