Gentile Onorevole, Sono un operatore del settore informatico, dipendente della pubblica amministrazione. Vorrei chiederLe, come cittadino e come elettore attento a quanto viene discusso in sede Comunitaria, qualche minuto del Suo tempo per illustrarLe brevemente una questione che sarà presto posta all'attenzione del Consiglio dell'Unione Europea (Consiglio Competitività, Mercato Interno, Industria e Ricerca). Si tratta di una questione di enorme importanza non solo per l'impatto che potrebbe avere sulle piccole e medie imprese italiane ed europee, ma anche per le ricadute sulla libertà di espressione di ogni singolo cittadino europeo in una società sempre più basata sulla conoscenza. L'Assemblea plenaria del Parlamento Europeo lo scorso 24 settembre ha approvato, con emendamenti, la direttiva sui cosiddetti "brevetti software" (relatrice l'On. Arlene McCarty). La stesura originale della direttiva, fortemente voluta da grandi multinazionali e da altre lobby e nata su iniziativa di un'unica DG della Commissione Europea, contro il parere di tutte le altre, contemplava la possibilità di brevettare i programmi informatici in quanto tali, in contraddizione con lo spirito ed il testo della Convenzione Europea sui brevetti di Monaco del 1973, che all'articolo 52 esclude espressamente i programmi per elaboratore dalla disciplina sui brevetti. Il testo licenziato dall'Assemblea del Parlamento Europeo impedisce di brevettare il software puro in quanto tale. Permette la brevettabilità di invenzioni,di apparecchi fisici che utilizzano del software (telefoni cellulari, lettori DVD, elettrodomestici intelligenti, ecc.), ma non del software stesso. Si vuole così riportare il brevetto alla sua natura originaria, cioè la protezione delle invenzioni, non dei concetti astratti, di cui il software è una forma particolare. Lo strumento giuridico più efficace per la tutela del software si è dimostrato essere il diritto d'autore, sia nella sua versione più tradizionale, sia nella versione proposta per tutelare il cosiddetto "software libero" e "open source". Le norme sul diritto d'autore, infatti, tutelano la forma espressiva di un concetto astratto (nel caso del software, i cosiddetti "codice sorgente", cioè la forma originaria nella quale un programma è leggibile e modificabile da un programmatore; e "codice eseguibile", cioè la traduzione del codice sorgente in una forma comprensibile da un calcolatore), non il concetto astratto di per sé. Nonostante questa presa di posizione da parte dell'Assemblea, e nonostante gli innumerevoli studi economici che dimostrano come i brevetti software porterebbero rapidamente ad un importante ridimensionamento dell'industria informatica del nostro continente e del nostro Paese, il Consiglio dei Ministri Europei e l'Ufficio europeo dei brevetti stanno conducendo negoziati a porte chiuse con lo scopo di respingere gli emendamenti introdotti in sede parlamentare, reintroducendo quindi le norme che prevedono la brevettabilità illimitata di programmi informatici, strutture dati, principi matematici. In considerazione di ciò, Le chiedo di intervenire presso le sedi comunitarie affinché il Consiglio Europeo e la Commissione Europea confermino le modifiche apportate dal Parlamento Europeo, così come chiedono migliaia di imprese, di tecnici, di utenti. Colgo altresì l'occasione per invitarLa alla Conferenza Interdisciplinare sui brevetti software che si terrà a Bruxelles (presso il Parlamento Europeo, sala ASP AG2) mercoledì 14 aprile, dalle 14.00 alle 18.00, e che vedrà la partecipazione di esperti, scienziati, economisti ed imprenditori. È mio parere che le Istituzioni debbano difendere sia la libertà della scienza, e in particolare della scienza informatica, sia la libertà e lo sviluppo delle imprese informatiche italiane ed europee. Sicuro della Sua sensibilità su questa materia, La saluto cordialmente e resto a Sua disposizione per eventuali approfondimenti. Cortazzone (Asti), 9 aprile 2004 Fabrizio Tarizzo